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>>>SEGUE>>>
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Ci fu una piccola scarica elettrica, qualche cortocircuito, ma in tre minuti tornò il silenzio.
Ce l’avevamo fatta, avevamo ucciso gli ultimi tre extraterrestri e la missione poteva continuare.
Derek però non poteva venire con noi, stava esalando il suo ultimo respiro.
Era stato colpito al cuore, anzi era già un miracolo che parlasse ancora, disse delle parole di conforto ad Enrica, le sussurrò perché noi non capimmo.
Enrica non confessò mai che cosa Derek aveva detto in punto di morte.
Pianse moltissimo quel giorno ed io non feci niente per consolarla.
Come un provetto marine, avevo in mente solo la missione, cioè sconfiggere i bastardi che ci stavano distruggendo la vita…anche Derek Stars sarebbe stato fiero di me e ci avrebbe protetto tutti con il suo spirito; era un illuminato, un Dio in terra, aveva dei poteri, non ci aveva abbandonato, era sempre lì con noi, lo sentivo nel mio cuore.
Marco, il pilota dell’Alitalia, fu svelto a capire il meccanismo di accensione di quella strana macchina, fece rombare il motore e come fosse una Ferrari F40, sgommò alla volta delle stelle, verso l’astronave madre aliena.
La rotta era nel computer di bordo, non ci furono difficoltà a trovare il popolo straniero che ci voleva conquistare.
Velocità ultrasonica e in pochi istanti ci trovammo di fronte alla mastodontica nave madre, una astronave talmente grande che occupava tutta la nostra visuale sullo schermo e copriva anche la luna.
“Minchia!” esclamai.
“Mortacci!” fece Zoe.
“Cavoli!” disse Floriana.
“Ma chi se ne frega ormai!” dichiarò Enrica piangente sul corpo di Derek.
“Enorme!” fece Marco.
“Uè !?” fu il commento di Gennaro, pasticcere napoletano in “vacanza” con noi.
“Quanti saranno là dentro?” chiese il mio clone.
Avevo preso il comando ormai, mi sentivo come in un film di Steven Seagal, uno di quei film dove va tutto bene e i cattivi ne prendono tante, noi eravamo i buoni giusto?
“Marco, manda loro un segnale positivo, fagli credere che siamo dei loro, fatti teletrasportare, che ne so, digli che vogliamo entrare e che portiamo buone notizie…” feci convincente ma poco convinto.
“I’m demolition man!” pensai per caricarmi.
“Io preparo i fucili, guagliò!” disse Gennaro.
“Siamo pronti, allora? Spacchiamoli!” dissi.
Una frase ad effetto, una frase da film di azione americano, esaltazione pura e niente paura.
Non dovevamo averne, nessuno.
“Io vado subito alla ricerca di mio padre, mi deve spiegare alcune cose e speriamo che voglia aiutarci, se no lo uccido!” disse con occhi di fuoco Floriana.
Marco mandò il segnale e ci fecero attraccare allo spazio porto uno.
Ora veniva il bello.
Appena si aprì la porta della nostra navicella, facemmo fuoco con i laser, ma loro era davvero tanti ma per fortuna non armati.
Furono sorpresi di trovarci lì, eravamo dei ribelli che volevano riavere la propria libertà e loro credevano di averci tutti assoggettati.
Mi parse di vedere Derek lottare lì con noi, a mani nude, quando la carica dei nostri fucili laser si era esaurita.
7 contro un migliaio almeno, una situazione inverosimile!
Comunque non ce l’avremmo mai fatta se Gennaro, spinto da non so quale voce guida, trovò il magazzino delle armi e noi ci barricammo lì dentro, sorretti da tutta quella tecnologia e quella potenza di fuoco.
Ogni alieno che provava ad entrare, lo facevamo secco, sembrava un videogame.
Floriana, in un momento che gli alieni si erano calmati e magari stavano preparando il loro piano di difesa, uscì dal magazzino e sospinta da una carica energetica e anche da due mani spirituali, andò alla ricerca di suo padre, scienziato al soldo del nemico.
Non vi so spiegare bene, ma Derek Stars ci stava ancora aiutando alla grande, ci stava caricando come una droga, ci stava auto convincendo delle nostre capacità, con la forza della speranza noi avremmo vinto, era come se parlasse nelle nostre menti, se fosse ancora con noi a lottare, era come fosse vivo.
Eravamo quasi distrutti nel fisico ma le nostre menti funzionavano ancora bene e questo grazie alla forza interiore che ci stava inculcando Derek.
Marco trovò una bomba nucleare nel magazzino, almeno così sembrava.
>>continua>>>
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