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XV
Scena finale.
Avevo le cuffie e ascoltavo rapito un vecchio blues di Big Bill Broonzy, un pezzo registrato a Chicago nel 1937, aveva più di 100 anni ma la sua carica era sempre straordinaria.
Era un vinile, introvabile e rovinato dagli anni, ma la voce di Big Bill mi aiutava a riflettere, a ricordare.
Sono solo da 10 anni ormai, i miei figli non mi vengono più a trovare, un vecchio come me può solo dar fastidio e allora eccomi qui in questa “casa per anziani”.
Le mie figlie si spaventano anche a portare da me, i miei nipotini.
Dicono che racconto storie fantastiche come se fossero vere e i bambini ci credono.
Ma sono storie vere, che cosa posso farci?
Sono i miei ricordi, non sono fantasie.
Non posso lasciare a metà una storia, non si può saltare il finale di una storia!
La curiosità può uccidere!
I miei nipotini amano ciò che racconto, devono sapere come va a finire.
Anche voi, no?
I miei nipotini forse non verranno più a trovarmi e non sapranno come va a finire la mia storia e quella di Floriana, Derek e Zoe e gli altri, ma voi sì, ve lo prometto.
Facciamo finta che voi siate i miei nipoti e che io sia uno che racconta storie o leggende, come in questo caso, a metà tra la verità e la fantasia.
Sperando che i miei ricordi non svaniscano e la fantasia non mi abbandoni.
Devo sbrigarmi a raccontare, voi avete il diritto di sapere come va a finire.
Io sto per morire, ho 98 anni e non posso assolutamente tenere per me il finale.
Allora, dove eravamo rimasti?
L’anno non me lo ricordo, ma la confusione allora era tale che è quasi naturale esserselo dimenticato!
Stranamente la notte era sopraggiunta portando con sé folate di vento gelido. Eravamo a giugno, se non erro e il clima non doveva essere così incredibilmente “invernale”!
Un caccia bombardiere alieno scese sulla vallata, emettendo un assordante rumore e illuminando tutto intorno per 100 km.
Ne venne uno solo e all’interno di esso, non c’erano che 20 extraterrestri con i loro corpi bucati, con le loro bocche olografiche e con le loro sei dita nei piedi e nelle mani.
Ci avevano sottovalutato, non ci conoscevano per niente.
Noi eravamo 30 e con tanta rabbia addosso da far tremare i leoni del Colosseo ( similitudine molto antica, perdonate ma mi piace la storia ).
Vestiti tutti di jeans, sembravamo un esercito di indossatori con la griffe sul culo, ci nascondemmo e aspettammo il segnale del nostro capo Derek Stars.
Floriana tremava, me lo ricordo bene e non era il freddo, aveva paura, tutti avevamo paura ma c’era chi lo dimostrava e chi no.
Io non la dimostravo, ma dentro tremavo anch’io, una paura fottuta.
Zoe era voglioso di spaccare la faccia a qualche essere biotecnologico alieno, era felice o così sembrava dall’esterno, sussurrava continuamente: “Volete venire a casa con me? Vi appendo al muro di casa, volete venire…”
Zoe stava bene perché Derek gli aveva tolto finalmente, dopo 2 ore di operazione, con coltello disinfettato e acqua calda ( sembrava un parto ) il microchip spia dal cervello…quindi non aveva più scariche elettriche nella mente.
Ripensai un attimo a Lara, chissà dove era finita, che fine aveva fatto e queste cose così, ma fu solo un attimo, il mio grande amore per lei era svanito nel momento che Floriana aveva di nuovo poggiato gli occhi su di me e mi aveva detto che mi amava, pensavo allora di amarla anch’io.
D’altronde l’amore e qui faccio una digressione, è qualcosa che raramente ci porta a essere sinceri l’uno con l’altro, cioè l’amore è troppo, è tanto, io ai quei tempi, potevo parlare di passione, di istinto, di bellezza e sensualità, ma il tutto era legato alla presenza fisica…Flo era un bel pezzo di ragazza e le avevo detto che l’amavo solo per il motivo che così ci sarei andato a letto e saremmo stati insieme a chiacchierare ( non era per niente stupida, sapete ) e a baciarla o a guardarla solo per il semplice motivo che era bellissima e carica di passionalità.
Due volte mi sono innamorato, ma non di Floriana e tanto meno di Lara, con la maturità ho imparato a essere sincero e a stare insieme ad una persona senza badare al sesso e al suo aspetto.
Si cresce sapete e le tue convinzioni svaniscono, altre idee prendono il loro posto.
All’inizio del secolo io ero un ragazzo di 24 anni, che aveva avuto un’adolescenza difficile, adolescenza passata da solo in casa con mia madre che sopportava me e io lei, ragazze zero quindi.
A 20 anni mi ero lasciato andare e avevo cominciato a frequentare gente e ragazze, Floriana fu una delle prime ragazze che conobbi.
Ma non avendo fatto del sesso quando avevo 16 o 17 anni, quando gli ormoni urlavano, a 24 anni non potevo far altro che pensare ad una ragazza come una macchina del sesso, un essere bello e fresco, ma senza mente…d’altronde dovevo rifarmi, troppe seghe in camera mia!…mi vien da ridere a pensarci.
Vi assicuro che la mia opinione sull’amore e sulle donne col tempo è cambiata.
Da giovane il sesso era il mio chiodo fisso, un “picchio in testa”, se mi accettate la metafora.
Che vecchio noioso che sono diventato!
Mi stavo perdendo nelle riflessioni e voi aspettate il resto della storia!
Scusate.
Come un plotone dei marines, gli alieni uscirono dal boccaporto della loro nave stellare e in modo concitato cominciarono a sparpagliarsi e a cercare noi fuggitivi nella boscaglia intorno alla grotta.
Per la prima volta li sentii parlare senza traduttori elettronici, avevano una brutta voce, stridula e priva di toni, dicevano qualcosa che naturalmente non capii, ma sembravano veramente arrabbiati.
“Avanti, è il momento di agire! Sorprendiamoli con un attacco veloce…restiamo uniti, due per ogni alieno, mi raccomando…anche se i conti non tornano…Alex e Zoe, voi attaccherete alle spalle gli alieni di guardia all’ingresso dell’astronave…d’accordo? Abbiate fiducia in voi stessi, ragazzi, convincetevi che li potete fare a fette.” disse Derek Stars con una carica da Generale di un vero esercito.
E toccò a me e al mio amico Zoe Mustacchio andare incontro al pericolo.
Zoe c’era abituato forse, io no.
“Perdonami per tutti gli scherzi che t’ho fatto, Zoe!” dissi come per lavarmi la coscienza prima di morire.
“Ma che stai a dì Alex? Convinto ti voglio e lascia stare gli scherzi che mi hai fatto! Li massacriamo ‘sti bastardi!” mi rispose dandomi un po’ di coraggio o di incoscienza.
Quatti quatti arrivammo, senza farci sentire, dietro alla piccola astronave,a pochi cm da noi c’erano due individui strani che dialogavano in stretto dialetto alieno, impugnavano anche delle armi, era un suicidio il nostro!
Zoe senza avvertirmi si gettò con tutta la foga che aveva in corpo su una delle guardie, lo sorprese.
Lo colpì alla testa con un bastone e gli mollò 4 o 5 cazzotti sulla testa.
La guardia cadde a terra tramortita da tanta violenza.
Io vedevo la scena al rallentatore, ancora nascosto nella semi oscurità.
Mi mossi, ma fu più per istinto che per vere capacità da lottatore, quando l’altra guardia stava per sparare con il suo laser al mio amico.
Gli saltai addosso e lui non se lo aspettava.
Gli cadde l’arma per terra e così Zoe poté sbatterlo a terra e gonfiarlo di botte.
“Che culo!” esclamai.
“Facile, hai visto?” disse Zoe sorridendo sornione.
Entrammo dentro la nave spaziale e aspettammo gli altri.
Sarebbero venuti? Ce l’avrebbero fatta?
Ero convintissimo di sì.
E infatti dopo 10 minuti di assoluto silenzio ( la nave era insonorizzata ) li vidi venire.
Erano stremati, senza più energie, molti di loro non ce l’avevano fatta, erano morti per una giusta causa, per liberare il Mondo dalla schiavitù che li aspettava.
Abbracciai felicissimo Floriana, come se fosse tornata da una missione di pace in medio oriente, era sana e salva, la baciai.
“Siamo rimasti in 8, ragazzi; la missione diventa sempre più difficile, ma ormai ci siamo dentro!” disse Derek con un filo di voce.
“Sì, certo Derek! Dobbiamo continuare ormai…ma c’è qualcuno che la sa pilotare questa bagnarola?” chiesi con un po’ di sarcasmo.
Si fece avanti Marco, il pilota di aerei di linea italiani, disse che non era proprio la stessa cosa, ma poteva provare a pilotarla l’astronave.
Fummo tutti d’accordo e ci avviammo verso la cabina di pilotaggio della nave aliena.
Che silenzio che c’era! Impressionante come non si sentisse neanche il minimo rumore, solo i nostri respiri affannosi.
La porta della cabina si aprì a scorrimento, facemmo per entrare ma un laser colpì in pieno petto Derek.
Cadde a terra gemendo.
Noi urlammo dal terrore, c’erano tre alieni lì dentro ed erano pronti a vendere cara la pelle.
Enrica si gettò sul corpo di Derek, che stava perdendo calore piano piano, si stava spegnendo il nostro amico del futuro!
Zoe senza pensarci due volte andò alla carica degli alieni, si buttò su di loro emettendo un grido di battaglia del popolo dei Chippewa.
Ne fece cadere uno e gli schiacciò la testa a terra come fosse una pallina da ping pong, si sentì chiaramente lo schiocco di una cosa spezzata; da solo non ce l’avrebbe fatta!
Fu allora che nella mia mente si aprì uno spiraglio di coraggio ed impugnai un fucile laser di origine aliena, fucile che Derek aveva rubato agli alieni sconfitti fuori nel bosco e sparai.
Tutti adesso ne avevamo uno a dir la verità, ma io fui il primo ad usarlo, con qualche difficoltà, il rinculo fu fortissimo e caddi a terra dopo aver sparato.
Colpii un essere, schizzò del sangue giallo e l’ultimo rimasto, iniziò a sparare all’impazzata, ormai disperato, per fortuna la mira non fu ottima.
Floriana mirò e con tutta la rabbia che aveva in corpo uccise il folle alieno.
Fu scaraventato dalla forza del laser sul pianale di comando dove c’erano tutti i tasti e il computer di bordo.
>>CONTINUA>>
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