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VIII
Alex Indebiti, colui che credevo…
lex Indebiti, colui che credevo di esser sempre stato, viveva nella mia ex casa, con la mia ex famiglia e aveva la mia ex macchina.
Andai sotto la mia ex casa, subito dopo che mi avevano dimesso dall’ospedale.
Le cose erano francamente incomprensibili e strane.
Eravamo nel 2031, per quel che mi aveva riferito Zoe, ma le cose fuori dall’ospedale mi sembravano le stesse.
Le macchine non erano futuristiche e spaziali come si era sempre visto nei film, i palazzi erano gli stessi identici casermoni in cemento armato di 30 anni prima, c’era ancora l’AIDS e la droga, la politica per quel poco che avevo visto in tele, era sempre uno spettacolo insulso fatto di ruberie, latrocini a scapito dei cittadini e i parcheggi continuavano a mancare, l’acqua a scarseggiare, l’aria satura di gas di scarico e altre schifezze chimiche, il verde a mancare, la gente a litigare, la moda a sconvolgere la mente dei giovani sempre alla ricerca dell’indumento trend, in, underground, grunge e chissà cos’altro , la playstation sempre lì a imperversare, il calcio ogni giorno della settimana, le banche a fare prestiti con interessi altissimi, gli usurai con interessi sempre sconvolgenti…
Suonai il campanello e attesi che mi rispondesse qualcuno.
Rispose mia madre, cioè madre Indebiti e chiese “chi è?”
Era dura da spiegare. Chi ero?
Non potevo certo dire:
“Sono io mamma, apri, sono tuo figlio!”
L’aspetto devastante della questione, era che io avevo un altro aspetto, non ero più fisicamente lo stesso, solo la mia mente aveva i ricordi e i sentimenti del buon vecchio ragazzo che ero stato.
Mi ero guardato allo specchio, poco prima di uscire dall’ospedale e mi ero sembrato affascinante.
Non che prima non lo fossi, intendiamoci, solo che adesso assomigliavo incredibilmente al modello “principe azzurro”, cioè occhi azzurri, capelli biondi, altezza e fisico invidiabile.
E poi ero il ragazzo di Lara.
Incredibile, no?
“Si…signora Indebiti, lei non mi conosce, ma…se non le dispiace vorrei salire un attimo in casa…”dissi.
Non ero stato molto convincente, mia madre non apre a nessuno…anche persone che conosce da anni!
A me mi conosceva da anni, ma dal mio aspetto esteriore non si capiva e anche la voce era modulata su frequenze più basse di quelle di una volta.
Non riuscivo neanche ad imitare la mia ex voce.
“No, se ne vada, non voglio niente!” rispose mia madre che mi aveva scambiato per un venditore porta a porta.
“Suo figlio Alex è in casa?…sono…un suo a…amico!” dissi pentendomi subito delle mie parole.
Ero pronto psicologicamente, a vedermi fuori dal mio corpo?
Ero pronto a vedermi come se fossi davanti ad uno specchio?
Ero pronto a vedere chi aveva preso il mio posto nella famiglia Indebiti?
Ero pronto a sconvolgere tutta la scienza con una visione adulterata della realtà?
Ero sicuro di volere conoscere il mio clone?
L’essere umano la cui immagine apparteneva un tempo a me?
Dai sì…lo dovevo fare, serviva a capire la mia storia.
Dovevo parlare con Alex.
“Sei un amico di Alex? Su sali, non avevo capito…” disse mia madre assumendo un tono di voce più tranquillo e rilassato.
Aprì e salii le scale del condominio.
Mi aprì Alex e mi girò un attimo la testa.
Ero io, quello era il mio corpo; rivolevo il mio vecchio corpo, troppi anni c’erano voluti per abituarsi, adesso non potevo cambiare!
Che scherzo era questo?
Un sogno forse?
“Ciao, chi sei?” fece Alex.
Io, il ragazzo di Lara, non l’avevo mai visto e quindi conosciuto, era logico che chiunque fosse adesso al mio posto, non riconosceva questo Luca che interpretavo, cioè che ero diventato.
Che casino!
“Ehm, ciao…tu sei Alex giusto? Co…come, posso chiederti, come è andato il veglione a Capodanno? C’era anche Lara, no? Lara è la mia ragazza.” dissi sempre cacagliando qua e là.
A proposito, Lara non l’avevo ancora vista, che razza di rapporto c’era tra Luca e lei?
Non era neanche venuta a trovarmi, a trovarlo in ospedale!
L’unico lato positivo di questa cazzo di storia era che forse avrei scopato con la ragazza di cui ero innamorato, quando vestivo i panni di Alex.
Altra cosa buffa era che io avevo sempre odiato, detestato, anche se non l’avevo mai visto ne sentito, Luca il fidanzato di Lara.
Adesso ero io Luca e quindi avrei dovuto odiarmi selvaggiamente.
Però ero abbastanza figo…troppo figo per i miei gusti, ma capivo che alle donne un tipo come Luca poteva garbare, non c’era nessun bisogno di voler male all’immagine che ora rappresentavo nella società.
Dopo alcuni secondi Alex mi fece entrare e capii che non ricordava nulla del veglione.
“Quale veglione?” chiese.
“Vuoi qualcosa da bere?” disse anche.
“Sai che ore sono?” fece ad un certo punto.
“Ti vedo confuso, Alex. Che c’è? Se posso permettermi di darti un po’ di confidenza…d’altronde mi sembra di conoscerti da sempre!” dissi per tranquillizzarlo un po’.
Incominciò a guardarsi intorno e a creare l’aria da complotto.
Mi guardavo intorno anch’io, per solidarietà, per non farlo sentire troppo stupido.
Si accese la pipa che aveva sul comodino di camera mia e con occhi fissi e sconvolti e un po’ spiritati, disse che la storia che stava per raccontarmi aveva qualcosa di misterioso e soprannaturale e magico e chi vuole conoscere il seguito, legga appresso.
Sussurrò:
“Io non ci capisco niente, ma sono circa tre mesi che vivo la vita di un altro…”
“Minchia!” esclamai esterrefatto e un po’ rasserenato.
La vita di un altro!
Come me.
“Continua” dissi.
Impaziente di sentire la sua storia e di coalizzarmi alla fine per sconfiggere l’incubo che ci aveva preso, come Freddy Kruger in Nightmare, lo esortavo con una pinza in mano a snocciolare parole.
“Non so se conosci la storia del Picchio in testa…” chiese e non chiese.
“Miii…se la conosco, vai avanti!”
Mi sistemai sulla sedia girevole che un tempo era stata mia e ascoltai attentamente, senza emettere fiato.
“ Molti anni fa conobbi una ragazza. Si chiamava o si chiama, non so se è ancora viva, penso di sì, Floriana. ‘Sta ragazza mi raccontò la storia quasi zen del Picchio in testa, di Derek Stars e dell’inizio della nuova stirpe di uomini soggetti alle malvagità e allo spirito crudele di un padrone misterioso…”
Dio mio!
La storia la conoscevo anch’io…Floriana era il nome della ragazza che me l’aveva raccontata.
Incominciavo ad intuire che la ragazza che entrambi avevamo conosciuto, c’entrasse qualcosa con la nostra sconvolta esistenza.
“…a quel tempo non volevo credere ad una storia del genere, sono un tipo pragmatico io, con i piedi ben ancorati al suolo…quella era una storia assurda, una favola…così sembrava almeno. Io avevo fatto finta di crederle, perché Floriana era una bella ragazza ed io volevo farmela. Un pezzo di fica, un po’ matta ma bellissima e sexy. Secondo me, lei c’entra qualcosa, deve sapere qualcosa. Io ho rischiato di impazzire. Trovarmi in questa casa di matti, con dei genitori nuovi, un fratello demente, la vita sconvolta…io ero un avvocato, prima di ritrovarmi a vestire i panni di questo sfigato disoccupato che sono adesso! Ah, scusami se mi sono sfogato, ma dovevo farlo. Troppo tempo senza poter raccontare ‘sta storia a qualcuno, non ce la facevo più! Comunque credo di non essere il solo, qualcun altro sicuramente sta vivendo il mio stesso incubo, l’incubo di essere diventato un altro, in un’altra epoca…”
Ci ero rimasto un po’ male, di cacca, quando aveva accennato al fatto…
“…sono io lo sfigato disoccupato che sei diventato e nella mia ex famiglia sono tutti matti, sì.” dissi sconsolato, con il morale sotto le suole delle scarpe.
Fece di tutto per scusarsi delle sue parole un po’ offensive nei confronti della mia famiglia e nei miei confronti, io gli dissi di non preoccuparsi, che capivo che era sconvolto, che la sua angoscia e il suo astio contro gli altri lo comprendevo perfettamente, anch’io incominciavo a vedere tutto sotto un’ottica negativa.
Mi giravano parecchio e il mal di testa era sempre più forte.
Avevo paura che ad un certo punto il battito incessante del picchio in testa, mi potesse cancellare tutti i ricordi della mia vita passata, di quando ero Alex.
Io volevo tornare ad essere me stesso in tutti i sensi, rivolevo il mio corpo e le mie vecchie cose.
Non potevo credere che forse avrei dimenticato tutta la mia vita e avrei assorbito i pensieri di Luca.
Come se mi stessero facendo un innesto celebrale, poco alla volta, sentivo il dolore avvicinarsi e qualche ricordo sparire, dissolversi nel nulla.
Bisognava sbrigarsi a capire e ad affrontare la situazione.
Almeno adesso non ero solo, eravamo in due a dover affrontare lo stesso problema.
“Io prima ero te e vivevo la mia vita da sfigato nel 2000.” dissi.
“Pure io!” esclamò con le pupille dilatate dallo stupore.
“Pure io vivevo nel 2000 e stavo bene come stavo, poi che è successo?” chiese.
“Cazzo, non lo so. Io ebbi un incidente stradale e da allora tutto è cambiato…a te invece che è successo? Ci sarà stato un effetto scatenante che ti ha portato ad essere ciò che sei adesso, cioè me.”
Le mani gli sudavano e tentava di asciugarle strofinandole velocemente nei pantaloni di velluto marroni.
Era nervoso, come se solo ora ricordasse un fatto che prima non ricordava.
Disse timidamente:
“Ora che mi ci fai pensare…io ho subito un intervento chirurgico il 26 dicembre del 2000. Sono stato messo sotto anestesia e poi lentamente tutto è cominciato a modificarsi, non subito, sono passati due o tre giorni ed io osservavo le cose intorno a me e mi domandavo perché non me ne fossi accorto prima…certe cose erano diverse e il giorno dopo cambiavano ancora, come se qualcuno si divertisse ad accelerare i tempi della vita. Poi un giorno mi sono risvegliato sul tuo letto e dentro questa casa e la gente non mi riconosceva più come Enrico ma come Alex. Mi sono guardato allo specchio e sono rimasto sconvolto…”
“Sono così brutto?” domandai per sdrammatizzare e smorzare la sua tensione.
“Non è questo, cerca di scusarmi…leggi tra le righe, non prendere tutto alla lettera!” disse amareggiato e servile.
“ Figurati. E’ che io sono portato naturalmente a ironizzare su tutto ciò che mi circonda, scusami tu!”
Continuammo a scusarci a vicenda per una trentina di minuti, poi chiarimmo un concetto: “si resta insieme tutto il tempo e si cerca Floriana, l’unica che può spiegarci il casino spazio temporale che ci ha colpiti.”
“Vogliamo uscire?” chiese più sereno in volto Alex o Enrico.
“Ok!” esclamai poco convinto “ Prima vorrei andare un attimo da Lara, se non ti spiace!”
Ridevo dentro, perché la donna che amavo mi avrebbe riservato carezze e baci e qualcos’altro.
Lui non poteva capire il mio stato d’animo, perché non conosceva il rapporto che avevo con Lara quando ero lui, quando ero me, insomma avete capito.
Scendemmo le scale del condominio tre alla volta e in pochi istanti fummo fuori, all’aria aperta.
L’aria primaverile cominciava a farsi sentire, l’odore di fiori miscelato al puzzo di smog aveva uno strano effetto, colpendo il mio olfatto mi stordivano un po’.
“Potrei guidare la mia vecchia macchina?” chiesi timidamente.
“Certo. Non mi fa proprio impazzire ‘sta macchina. Avevo una Mercedes Benz una volta!” rispose l’ex avvocato rampante.
Con la vecchia Ibiza 1.2 ci dirigemmo a casa di Lara ( avevo trovato il suo indirizzo a casa di Luca, su un agenda in pelle scorticata dal tempo ) e ci fumammo un bel joint per rilassarci e dimenticare quello che volevamo dimenticare, non certo i nostri vecchi pensieri.
Pensai a come gli avvocati siano liberi e moderni, nessun problema a fumarsi in macchina un cannone di erba senegalese per il nostro Enrico…forse stava acquisendo qualcosa di me.
Posteggiai male, in seconda fila, proprio davanti casa della mia ragazza, in via Dell’Oleandro, 23.
“Aspettami qui…farò presto, una sveltina…ehm…svelto svelto!” dissi al ragazzo che annuì pazientemente mordendosi un labbro.
Però che bella situazione questa!
.....CONTINUA>>>>
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