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>>>>SEGUE>>>>>
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Bè, la storia ha un non so ché di film hollywoodiano con Vin Diesel o con Van Damme e non so bene il motivo per cui mi sia venuta in mente proprio ora, sono almeno 4 anni che non vedo più la ragazza che me l’ha raccontata!
E’ una storia incredibile che lascia qualcosa in sospeso, qualcosa di misterioso e oscuro, qualcosa che una persona sana di mente come me non può minimamente concepire.
E’ una burla, una storia inventata, non ci credo.
Da allora, appena sono un po’ confuso e ho dei grandi mal di testa, dico a tutti che ho un picchio in testa che non mi fa ragionare, che mi fa fare le cazzate che faccio, è un pretesto.
Mi guardai un po’ intorno e notai la pulizia perfetta di quella stanza d’ospedale.
Sicuri che stavamo in Italia?
Esistono ospedali puliti in Italia?
Tutto era in ordine e nuovo; gli stipetti, che di solito cigolano quando li apri, non cigolavano.
Alle finestre non c’erano tende ne persiane o imposte, c’erano solo dei bottoni colorati e uno schermo a cristalli liquidi.
Schiacciai il bottone rosso, udii un beep e nella stanza fu buio totale.
“Incredibile” pensai “ basta un tasto e la stanza è al buio! Tecnologico questo ospedale!”
A tentoni, cercando di non inciampare in qualcosa di losco, trovai un altro bottone, lo schiacciai.
Tornò la luce e fui inebriato dal calore del sole che tornava a sbattermi in faccia.
Un calore non potente, un tepore niente male, sembrava primavera.
“ Ok, tasto rosso si chiude tutto e si resta al buio, tasto verde ci si vede!” dissi a voce alta.
Sembrava tutto così perfetto e innovativo, quasi che fossimo nel 2099 o giù di lì.
C’erano rimasti due bottoni da schiacciare.
Marrone e fucsia o viola.
“ Vada per il marrone.”
Si accesero i due neon verdi sul soffitto e scese un pannello scuro che coprì le due finestre.
Una luce bianca, intermittente, sul pannello, cercava di dirmi qualcosa, io non capivo, ma che erano quelle cose? Stavamo sull’Enterprise?
Poi apparve Vespa e il suo “Porta a porta”.
“ Miii, una televisione con il mega schermo ultrapiatto!” dissi a me stesso.
Sorrisi divertito.
Godevo come un matto a scoprire i progressi della scienza, godevo più che a vedere i ***** senza storia della Rizzo.
Godevo di più quando scopavo, questo mi sembra chiaro…quanto tempo, a proposito, era passato dall’ultima volta che avevo fatto sesso?
Ora ricordavo.
Ieri era Natale, ero arci convinto o quasi, io ero chiuso in ascensore con Lara, la più bella e sexy e dolce della città.
Stavamo per compiere atti sessuali, se non erro.
E poi, l’abbiamo fatto o no?
Boh!
Svuotai un attimo il cervello da quei pensieri e tornai a divertirmi con le apparecchiature e le strutture di quella stanza d’ospedale.
Bottone fucsia o viola.
Schiacciai e spuntò da sotto una delle due finestre, un tavolo bianco, di plastica, con una sedia che elettronicamente si staccò dal tavolo e si sistemò ordinata davanti ad esso, agganciata solo da due viti poste sul fondo del tavolo.
“ Cazzo!” riuscii a dire.
Mi sedetti sulla sedia e appena feci questo movimento, l’immagine sul televisore, che raffigurava Vespa e Claudia Gerini seduta sulla poltrona bianca, si spostò sulla parete di fondo, dove non c’erano mobili ad ostacolare la visuale.
In effetti la stanza era un po’ scarna, bianca e asettica, con due stipetti a destra, la porta d’ingresso sempre a destra, le due finestre a sinistra e poi il nulla, a parte il letto sul quale mi ero risvegliato.
“Fico!” esclamai adolescenzialmente.
Se con la sedia mi spostavo un po’, minimo un 35 cm., l’immagine TV sulla parete seguiva il mio movimento.
Praticamente c’era sempre la visuale adatta per godersi la televisione.
Il mondo delle immagini a portata di occhio.
E se volevo cambiare canale, che dovevo fare?
Il telecomando dove stava?
Sul piccolo pannello a cristalli liquidi posto sotto una finestra, lampeggiava una spia rossa.
Mi avvicinai al pannello e posi la mano su di esso.
Immediatamente apparvero dei numeri e delle scritte, bastava appoggiare un dito sulla piastra ultra sensibile e cambiavano le opzioni.
Così riuscii a cambiare canale.
Avevano pensato ad ogni comodità in quella stanza d’ospedale, tranne al telecomando per la TV, doversi alzare dalla sedia, seguito dall’immagine televisiva sulla parete e andare a cambiare canale sotto la finestra…questo non era comodissimo, avevano fatto un errore di costruzione e di struttura, l’unico forse, per il resto era tutto ok.
“Ma dove caspita sono finito?” continuavo a chiedermi.
Avevo occupato un’ora circa, avevo scoperto le innovazioni della tecnica, ma adesso aspettavo che si facesse vivo qualcuno.
Ma non c’era nessuno in quell’ospedale?
Rumori zero, forse la stanza era insonorizzata.
Avrei potuto schiacciare gli altri bottoni colorati che si trovavano sopra la testata del letto, ma non ne avevo voglia, chissà poi che schiacciavo e quali altre sorprese avrei ricevuto!
Decisi di uscire dalla stanza e farmi un tour dell’ospedale.
Appena capii il modo per aprire la porta ( bisognava mostrare la retina ad un pannello schermato situato al posto della serratura, maniglie non ce ne erano ) andai a sbattere sulla mole di Zoe Mustacchio.
“Minchia Zoe, ma che è successo? Perché sono in ospedale?” chiesi velocemente, senza salutare.
“Vedo che ti sei rimesso, stai bene. Quando mi hai chiamato e hai lasciato il messaggio in segreteria, stavo a lavoro e non potevo correre subito qui. Poi mi hai chiamato Mustacchio…hai voglia di scherzare? Nessuno mi chiama più così da 10 anni ormai” disse Zoe.
“Come!? No, Zoe, tu sei il Mustacchio…per tutti qui in città. E poi ho capito bene? Stavi a lavoro? Ma se non hai mai fatto un cazzo in vita tua! Quando l’hai trovato un lavoro? Il giorno di Natale?” domandai preciso come un fucile a ripetizione.
“Ehi, mi sa che la botta in testa ti ha rincretinito, fratello. Me lo hai trovato tu il lavoro…tu e Lara. Alla televisione araba, sono uno scenografo. Hai dei vuoti di memoria? Nostra madre è stata preoccupata e allarmata per molto tempo, aveva paura di perderti…sei stato in coma per tre mesi.” Questo è ciò che riferì fratello Mustacchio.
Fratello?
Nostra madre?
Lavoro alla televisione araba?
Coma?
Non ci capivo niente.
Che era uno scherzo?
Tutti contro di me?
Mi misi a sedere sul letto e mi grattai la testa.
Avevo un fottuto mal di testa e uno strafottuto torcicollo e mi bolliva il cervello e il picchio picchiava e faceva dei versi dentro la mia testa, rumore di Techno a 6000 decibel dentro il cranio, confusione e conati di vomito mi stordirono per un po’.
“ Stai calmo, Luca, vedrai che fra un po’ di giorni starai meglio” sussurrò accarezzandomi la testa, Zoe o chi diavolo era.
Chi era Luca?
Io!!??
Io sono Alex Indebiti, Cristo!
Dovevo chiarire molte cose, innanzitutto la mia posizione, chi ero e chi non ero; il mio stato mentale strascicava verso un buco nero intergalattico e poteva perdersi per sempre il mio vero io, l’Alex che sono e che ho sempre creduto di essere fino ad allora.
“ Zoe, ascolta…” incominciai con voce rotta e pieghevole come un depliant “io…sono drasticamente confuso…siamo fratelli io e te? Forse poi…non vorrei dire, ma mi hai chiamato Luca, hai sbagliato…è stato un lapsus o mi stai prendendo…in gi..giro?”
Balbettavo.
La situazione avrebbe mandato fuori di testa chiunque, figuriamoci un debole come me.
Stavo per scoppiare a piangere perché enormi macigni calcarei sembravano frantumarsi sul mio capo ed io non avevo soluzioni per evitare ciò.
Tuc tuc tuc tuc tuc tuc
Tuc tuc tuc
Tuc tuc…
Dovevo governare la mia mente, per non impazzire e andare al ricovero dei matti in Via Ginepro, 33, dietro l’ex Standa.
Che dolore bastardo mi colpiva in testa!
Friggeva il mio cervello e stava per appiccarsi il fuoco ai capelli.
Zoe mi fissava stravolto come un dottore guarda il suo malato e sa che non c’è più speranza per lui.
Ma c’era speranza per me.
Dovevo solo chiarire e rimettermi in carreggiata, bastavano alcuni piccoli input.
Ce l’avrei fatta ad uscire dall’incubo.
Per non farmi prendermi per scemo, cominciai ad interrogare il mio amico Zoe, con quesiti celati.
I quesiti nascondevano altri quesiti e le risposte che poteva darmi il Mustacchio potevano essere molte ed esaurienti.
La data.
Era una domanda che potevo comunque fare tranquillamente, poiché ero stato in coma per tre mesi e quindi era lecito porgerla.
“26 marzo.” rispose senza dilungarsi molto.
C’era l’anno da scoprire.
Molte cose mi sembravano strane, troppo fuori dagli schemi del mio tempo, troppo innovative per l’Italia quantomeno, dove il progresso arriva sempre con una ventina d’anni di ritardo.
“L’anno scorso…” dissi “…per quel che ricordo…perché io dovrei essere entrato subito in coma, no? Dell’anno scorso io mi ricordo il Natale, dalla zia Mariella, cioè quasi dalla zia Mariella…io l’ho praticamente passato in ascensore con Lara…c’era un veglione da fare, a Capodanno, l’anno che doveva venire, quello che è venuto poi era il primo anno…il numero dell’anno perfetto che…” Che minchia stavo dicendo?
Arrampicarsi sugli specchi, mai stato capace!
Zoe, per pietà, mosso a compassione mi interruppe e disse:
“ Fratello mio, sei conciato uno schifo! Ma è giusto, è naturale, dopo tutto questo tempo in coma, devi riprenderti!”
“ E parla dai!” dissi impaziente.
“ Stai confondendoti. E poi la zia Mariella, il veglione…ma che dici? Tu…leggi il labiale…ti chiami Luca Bernacca, hai 27 anni e sei un giornalista locale, scrivi articoli sportivi per la Gazzetta marsicana. Sei fidanzato con Lara Viviani da 5 anni e una volta le hai anche chiesto di sposarla. Hai un fratello, me. Io sono Amerigo, detto Zoe, quando avevo i baffoni stile Mexico mi chiamavano Mustacchio, ora non più. A Natale, per quanto ne so, stavi aspettando Lara a casa tua, lei era in ritardo. Ti sei preoccupato e sei sceso giù in strada, di corsa, per aspettarla. Un teppista con la moto ti ha centrato in pieno, hai fatto 10 metri di volo, hai sbattuto la testa e sei entrato in coma…per fortuna adesso ti sei svegliato!”
“No, non può essere….Zoe, cazzo stai scherzando?…razza di bastardo, perché vuoi farmi pagare tutti gli scherzi che ti ho fatto in passato, eh? SMETTILA DI DIRE CAZZATE E DIMMI LA VERITA’.”
Urlai perché ero veramente fuori di me.
Lo scherzo stava durando troppo, mi ero stufato.
“L’anno, prima di tutto l’anno. In che anno siamo?” chiesi cercando sicurezze perdute nell’anima fuorviante e spiazzante di Zoe.
“ Uno più dell’anno scorso, che dici?” ironizzò il pirla.
“ Non ho voglia di scherzare, idiota! E’ una domanda seria quella che ti ho fatto. L’anno.”
Svenni bruscamente, sbattendo ancora una volta il capo a terra.
Svenni subito dopo che Zoe o Amerigo, il mio nuovo fratello, aveva seriamente risposto:
“2031.”
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